Sensitive City

Installazione Interattiva
Expo 2010, Shanghai, 2010

"Quando dopo un lungo viaggio, un viaggiatore arriverà in Sensitive City dovrà fermarsi, toccare con una mano il primo viandante che incontra: sarà lui, come i vecchi "indicanti" a prenderlo per mano e ad accompagnarlo per mostrargli come quel carattere delicato ed inafferrabile che connota la città si depositi nell'immaterialità dei suoi spazi. Gli indicherà la città del vento, dell'acqua, del silenzio…che corrisponde ai suoi ricordi, ai suoi desideri ed ai suoi sogni. Seguendo le diverse traiettorie il viaggiatore scoprirà città arrotolate l'una all'altra. Inseguirà percorsi molteplici che si dipanano, come tanti gomitoli gettati a terra, insinuandosi nelle crepe, nelle zone d'ombra, nel corpo variegato e rugoso della città." L'idea di Sensitive City nasce da una richiesta per il Padiglione italiano all'Esposizione Universale di Shangai 2010 e si rifà alla grande tradizione delle città immaginate, dalla Città del Sole di Tommaso Campanella alle Città Invisibili di Italo Calvino, con l'intenzione però che non rimanga un modello sospeso, un invenzione letteraria, ma che sia ideale solo perché ancora non c'è, ma potrà esserci. Siracusa, Matera, Lucca, Chioggia, Trieste…sono una diversa dall'altra e bisogna averle girate tutte, più e più volte, per poterle, forse, raccontare. Emerge l'interesse di poter prendere a pretesto l'idea di una città anti-utopica per offrire sollecitazioni, elementi di confronto, per generare una visione di come potrebbe configurarsi una città del futuro prossimo.

Così prende forma definitiva l’idea di una città antistorica. Sensitive city, infatti, è un progetto che si rifà alla grande tradizione delle città immaginate, dalla città del Sole di Tommaso Campanella alle città invisibili di Italo Calvino appunto, con l’intenzione però che non rimanga un modello sospeso, un’invenzione letteraria, ma che sia ideale solo perché ancora non c’è, ma potrà esserci. Una città contro-utopica.
… vengono interpellate più di cento persone per ognuna delle sei città italiane., con l’intenzione di realizzare una raccolta di ritratti da ascoltare. Segreti,storie, indicazioni, suggerimenti di persone chiamate attraverso il passaparola, con la casualità dell’incontro, per strada, senza alcun metodo scientifico-antropologico. Volevamo infatti che le ottocento persone mobilitate potessero accompagnarci con entusiasmo in questa avventura cinese portando con sé quel pezzettino di luogo o di vicenda , in modo da avviare la costruzione di un nuovo sito sensibile. (…) Il nostro piccolo gruppo di volenterosi “narratori” si trasferisce così su supporto immateriale, che li rende visibili e sensibili alla presenza di altre persone. Figure in grandezza naturale, proiettili e attiivabili attraverso tecnologie interattive che divengono punti attivi di un sistema reticolare su cui centrare il dispositivo narrativo. Ciascun “portatore di storie” potrà essere interpellato, durante il suo camminare, solo se il visitatore lo fermerà con la propria mano,. In tal caso egli si volterà verso di lui e inizierà il proprio racconto, che durerà per tutto il tempo in cui la mano resterà ferma sulla superficie della proiezione.E’ la proposta di un atto relazionale comune, lo stesso che chiunque compie quando ferma un passante per strada allo scopo di chiedere un’informazione. Un gesto semplice, ma dalla forte valenza simbolica comunicativa che qui, per essere completo, dovrà persistere affinché il nostro interlocutore virtuale non se ne vada. in questo rapporto basato sulla simulazione di un incontro, può risiedere un valore formidabile: quello di produrre e condividere un gesto, un bel gesto. Proprio su questa cifra si basa l’estetica innovatrice del nostro lavoro più recente. E su questa cifra si basa anche il mattone che costruisce l’idea della città sensibile. Ascoltare la storia del suono dei passi, dell’instabilità dell’acqua, dell’equilibrio nel vento, della sorpresa nel buio oppure la rivelazione improvvisa nella luce, significa indurre a pensare una città per l’intreccio di storie che la compongono, per le forme invisibili che l’attraversano, per le patine emotive che la formano e soprattutto per la qualità di relazioni che si generano. (…)
Una città anti-utopica, che a poco a poco viene restituita dalla stratificazione di segni generati durante la relazione tra pubblico e narratore. Progressivamente, infatti, attorno a ciascun personaggio attivato compaiono le immagini proiettate del percorso descritto: sono disegni, note, tracciati, spesso scarabocchi da loro utilizzati per indicare il posto esatto del racconto. Immagini video e grafiche. E mentre l’apparizione del luogo si consuma in pochi secondi, le mappe persistono e si sommano con quelle successive, espanse dalle rifrazioni dei vetri di proiezione. Nell’ambiente improvvisamente, la nostra città relazionale e sensibile appare. Per alcuni istanti l’intrico di segni, il mutevole tessuto di strade, abitazioni, piazze e simboli, ci dà la sensazione di un luogo da vivere, da abitare con altri uomini. Un luogo di relazioni umane. E’ un disegno che assomiglia curiosamente all’apparente scompostezza geometrica di una città antica, di un vecchio borgo.

Descrizione tecnica

11 videoproiettori, 2 mac pro e 7 mini mac, 4 schermi trasparenti “holopro”, 12 casse audio aplificate, 6 schermi verticali, sistema di computer vision multicamera per parete interattiva, software di gestione filmati “portatori di storie” per l’intaerattività di gruppo, autoprodotto in C++



In questo progetto sono riuscito finalmente a vedere realizzato quasi per intero il mio progetto tecnico originale per i "Portatori di Storie", una forma evoluta degli impianti creati precedentemente. Si tratta di nuovo di regole formali che parallelamente influiscono sul girato, la postproduzione, il software di messa in onda, l'allestimento, il linguaggio di interazione, la progettazione dell'impianto, la forma narrativa. Il sistema è in grado di generare una grande superficie di proiezione unica, composta dal numero voluto di videoproiettori per formare muri visivi di metri anche trasparenti.
All'interno di questo grande spazio digitale convivono contemporaneamente due dozzine di filmati più piccoli e verticali ciascuno con un personaggio fermo o che cammina.
In ripresa il personaggio è seguito da un carrello che lo inquadra frontalmente seguedolo mentre si sposta e si ferma lungo lo spazio scenico in chroma key.
Durante la ripresa un dispositivo sensore rieva l'esatta posizione del carrello mentre segue l'attore (questa parte è stata realizzata in altro modo in postproduzione ottenendo lo stesso risultato).
Quando il video viene messo in play nel grande canvas di proiezione, il software legge in sincronia i dati di posizione originali del carrello e sposta l'intero video riproducendo nello spazio virtuale il movimento di macchina di ripresa.
In questo modo ad esempio il piede di appoggio che nella ripresa mossa del carrello scivola, nel canvas torna perfettamente saldo a terra perchè il movimento dell'intero video nel canvas compensa. Il sistema è in grado di postprodurre in tempo reale sovrapponendo uno sopra l'altro un gran numero di video "trasparenti" in cui la figura umana è ritagliata dallo sfondo.
In questo modo qualsiasi "layer" (i personaggi) attivo nel grande canvas è disponibile all'interazioe indipendentemente dagli altri, permettendo così l'interazione di gruppo.
La tecnica permette di creare una nuova forma evoluta di interazione che evolve la narrazione visiva. Tutti gli elementi sono contemporanemente disponibili concorrendo alla costruzione di un'immagine unica, fuori scala. Sensitive City, installata all'EXPO di Shanghai 2010 al Padiglione Italiano, ha avuto una media di 50.000 visitatori al giorno. I vetri antiproiettile in cui avevo infilato le lastre olografiche di proiezione, sono state abrase al punto di diventare opache.
Cinque città d'Italia, Matera, Trieste, Lucca, Siracusa, Chioggia, sono il teatro in cui si è svolta la ricerca. Abbiamo chiesto a cittadini casualmente coinvolti, di raccontarci qualche episodio emozionante della propria vita. Il luogo esatto del fatto descritto si aggiungeva ai precedenti per costruire una mappa "emozionale" del territorio.
Differentemente da come appare su google map, il territorio rivisto attraverso gli occhi e le storie di chi lo vive non è affatto così monotono.
Dai racconti di storie personali emergono un numero di elementi che descrivono la cultura e la storia del dato luogo, per ciascuno è un viaggio intimo nella memoria. Fra i fatti uno diventa il più importante, secondo criteri che svelano la personalità.



Girl in a jacket

Crediti

Ideazione Marco Barsottini, Fabio Cirifino, Elisa Giardina Papa, Paolo Rosa, Stefano Roveda
Regia Elisa Giardina Papa, Paolo Rosa
Sistemi interattivi e tecnologici Marco Barsottini, Stefano Roveda
Fotografia Fabio Cirifino
Suoni e musiche Tommaso Leddi
Riprese video Rocco Cirifino
Post-produzione video Mauro Macella
Elaborazioni grafiche Francesca Gollo
Sviluppo software Giulio Pernice, Lorenzo Sarti
Redazione Ornella Costanzo
Progetto tecnico allestitivo Daniele De Palma, Marco Barsottini, Stefano Roveda
Coordinamento progetto Carmen Leopardi
Produzione esecutiva Ornella Costanzo, Carmen Leopardi
Produzione generale Reiner Bumke
Relazioni esterne Daniela Mezzela, Delphine Tonglet
Un’opera a cura di offiCina Beijing.