Il Piccolo Vetro

Pianosequenza di performance involontaria

Un giorno vado alla Galleria Nazionale di Roma per riallestire un’opera che avevano acquisito e giaceva in magazzino. Mi portano e trovo la mia scatola scritta a mano in uno scaffale, circondata da pezzi storici di Marcel Duchamp. Sopra Why You Don’t Sneeze?, a lato lo Scolabottiglie e il Pisciatoio firmato R.Mutt, sotto la Pala etc. Torno su cerco qualcuno che sembra dirigere e comunico la mia sorpresa, come Duchamp in cantina e in giro esposte opere inconsistenti!
Torno mesi dopo e mi trovo davanti ad una performance involontaria. Un regalo di Marcel che ha capito che l’arte e’ vita, l’opera incornicia ma non sostituisce lo scorrere della realtà’. Ecco che il Grande Vetro e’ sempre nuovo per via di chi sta passando davanti e dietro il tuo campo prospettico. Quella e’ l’opera, quando vive in chi la percepisce. E c’e’ sempre qualcosa che può’ elevarsi ad opera davanti ciascuno, ma siccome Duchamp ha fatto senza spiegare, è stato spesso malinterpretato e si è creato scompiglio nell’arte per un secolo...
Quindi il Vetro, quel beffardo, in questa performance si è fatto bara, imprigionando una donna che si difendeva con un tubo di colla supertrasparente al cianuro trattenuta fra i denti. E la Pala insisteva fra lei e il Vetro mentre intorno un gruppo patisce per non poter aiutare la collega.
In tutto ciò’ io filmo con il cellulare un piano sequenza regalando l’ultima inquadratura all’uomo che si eleva.