Museo Interattivo
Ex Ospedale Psichiatrico, Trieste, 2009
In un progetto di ricerca ho elaborato l'evoluzione della memoria collettiva tramite strumenti partecipati che ho definito Living Memory ovvero la rielaborazione continua della storia alla luce delle conseguenze. Un concept da cui deriva la definizione di Musei che Respirano, luoghi rinnovati per la capacità di assorbire e rilasciare tracce rendendo proattivo il pubblico. Gli strumenti videoinformatici per creare questi processi partecipati non esistono e quindi occorre autocostruirli con prototipi dimostrativi come questo.
Per l'installazione che mette una prima pietra per la costruzione di un museo/centro studi dedicato alla "rivoluzione Basagliana" ho voluto creare uno strumento interattivo capace di rielaborare la storia con modalità partecipate.
L’abbattimento dell'istituzione totale e la ricostruzione del rapporto fra cittadino, amministrazione e territorio è stata una realtà politico-sociale di grande portata, sia a livello nazionale che internazionale. Il tempo ha progressivamente sbiadito la memoria di quegli eventi, dei quale si rischiava di non averne piu’ traccia, se non nella memoria delle persone.
La storia di come l'utopia di Franco Basaglia, la chiusura dei manicomi, si sia realizzata è non solo un fatto storico importantissimo ma anche un implicito insegnamento per le nuove generazioni.
Con lo sguardo rivolto al futuro ho affondato le mani nel passato, conscio che la memoria è un processo di continua rielaborazione critica. Ho creato strumenti per sollecitare la riflessione e la ricostruzione dei fatti secondo una metodologia partecipata.
La prima necessità individuata è stata quella di costituire un archivio generale di immagini, video e testi per raccogliere i materiali sparsi e dispersi. L'archivio è stato progettato per incrementarsi nel tempo mediante il continuo contributo del pubblico portando al museo documenti dal proprio archivio personale. Attraverso un passaparola è stata raccolta una grande quantità di materiale dagli archivi personali che costituiscono il primo nucleo dell'archivio.
L'Archivio viene allestito nel cuore dell’OPP di Trieste, all’interno dell’edificio Rosa Luxemburg; c’è un’affinitá tra contenuto e contenitore: solo all’interno dei luoghi che hanno racchiuso gli eventi possono riemergere i ricordi
L’allestimento conclama l’abbandono dell’istituzione totale presentando alcuni oggetti tipici dei luoghi istituzionali coperti da lenzuola come se i locali fossero stati abbandonati.
Tre tavoli interattivi fanno riemergere la documentazione raccolta, tra foto, video e documenti, senza un ordine preciso ma con l’aiuto di "parole chiavi", rompendo lo schema dell’archivio tradizionale, permettendo di manipolare i dati e concentrare l’interesse sui dettagli voluti. I materiali diventano tracce messe a disposizione delle persone per stimolarle a mantenere vivo il ricordo. Di cui ognuno diventa partecipe, perché non si limita a consultare e conoscere, ma puo’ anche lasciare un commento vocale e quindi
un’informazione, un pensiero, una visione, offrendo qualcosa di proprio che puo’ accrescere l’archivio. Siamo di fronte a una memoria dinamica e collettiva, in continua evoluzione, sfaccettata, che diventa stimolo di riflessione sul futuro: l’esperienza basagliana è l’esempio di come anche le cose che sembrano impossibili possano realizzarsi.
Tecnica
2 programmi video
2 videoproiettori
2 computer
2 sistemi per tracciare il movimento
4 casse audio
progetto luci
2 tavoli sensibili
3 teli scenografati
Crediti
Progetto e messa in scena Studio Azzurro
Ideazione Paolo Rosa, Stefano Roveda
Direzione artistica Paolo Rosa
Sistemi interattivi e tecnologici Stefano Roveda
Riprese video Rocco Cirifino, Mario Coccimiglio
Post-produzione video Mauro Macella
Elaborazioni grafiche Francesca Gollo
Sviluppo software Luca Iacobin, Alberto Massa, Giulio Pernice
Redazione e ricerca materiali Daniela Mezzela
Coordinamento progetto e produzione esecutiva Lorenzo Calzeroni, Elisa Midali
Produzione generale Reiner Bumke
Relazioni esterne Daniela Mezzela